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La
storia ringhia, digrigna i denti. Non possiamo cambiarla, abbellirla o
farla più giusta. Non possiamo guardarla senza ribrezzo. Ma possiamo
raccontarla con gli occhi dei perdenti, possiamo riscriverla con le parole
dei deboli (
)
La storia spinge, urta. Si acquatta solo quando il dolore si tramanda,
quando il tempo consegna la sua fame e i suoi sogni, quando l'ieri si
inventa un avvenire.
con
Daniele Bernardi, Simone Martino, Damian Soriano, Carlo Verre, Freddy
Virgolini
costumi
Antonella Jemma
scenografia
Teatro delle Radici
collaborazione
Maria Porter
assistenza alla regia
Bruna Gusberti
testo
e regia
Cristina Castrillo
Raffigurato
abitualmente come luogo di solitudine, il ventre della balena è
lambito per eccellenza dove ci si racchiude per misurare le forze,
per specchiarsi, per vincere su se stessi o piegarsi, annientandosi definitivamente.
E un ventre-trincea, o tomba, o letto. Un ventre prigione o nido.
Ed
è in questo luogo desolato e fermo dove i cinque protagonisti dovranno
agire, adempiendo il compito imposto e quotidiano di sotterrare morti.
I contatti tra di loro si dipanano tra alleanze senza troppa lealtà
e debolezze nelle quali tutti si riconoscono. I ruoli si invertono facilmente,
il più debole può sferzare il colpo più violento
e laggressività darà luogo a gesti di infinita dolcezza.
Sono
soli, perché è da soli che le domande avvengono, ma avranno
bisogno uno dellaltro, perché ciascuno ha dentro di sé
un pezzo importante dellaltro, perché ciascuno sarà
per laltro la prova da compiere.
Addentrandosi
nei percorsi della violenza attraverso immagini che forse senza
premeditarlo- parlano di guerra, Il Ventre della Balena si
è posto come un bisogno comune di riflettere su alcuni aspetti
della desolazione e della crudeltà delluomo.
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